Una fiamma lontana che arde ancora fra la neve: il Natale dei Low

Qual è la musica di Natale? Molti, moltissimi risponderebbero senza esitazione i classici senza tempo tipo Jingle Bells, We Wish You A Merry Christmas o Silent Night. E di certo non sarebbe sbagliato: sono tutti brani entrati nella tradizione e parte di una coscienza natalizia collettiva che associa un determinato tipo di suoni, melodie e ritmi a quel periodo dell’anno che va sotto il nome di “festività natalizia”. C’è un aspetto pavloviano in tutto ciò, bisogna ammetterlo, perché per la maggior parte delle persone risulterebbe alquanto strano e fuori luogo mettersi a cantare o ascoltare qualcuno di questi pezzi al di fuori di Natale. Da una parte è giusto che sia così: quei brani sono stati concepiti per un ben preciso momento dell’anno, e acquistano un loro valore e un determinato significato in quel contesto. Mettersi a cantare alla finestra Jingle Bells il 12 di luglio significherebbe decontestualizzare quella musica, staccarla da un posto e appiccicarla in un altro. Il risultato che verrebbe a crearsi nella nostra mente sarebbe dissonante: non funziona, non va, manca qualcosa.

Nello stesso momento, però, proprio questa dissonanza – frutto della tradizione e della cultura che hanno sedimentato attitudini, gusti e valori – non fa altro che sottolineare il grosso limite che da sempre accompagna la musica di Natale. Quel tipo di musica non riesce ad esistere al di fuori di quella cornice natalizia. Paradossalmente, il suo limite è proprio quello di essere ciò che è , ovvero musica natalizia, e non semplicemente musica. Perché Jingle Bells funziona solo il 25 Dicembre e non il 12 luglio, mentre un qualsiasi altro pezzo – chessò, With or Without You degli U2 – non stonerebbe pressocché in qualsiasi altro periodo dell’anno, che sia mattina, pomeriggio o sera? Perché Natale viene una volta sola, mentre le sensazioni e le emozioni descritte in With or Without You sono talmente generali che possono ripresentarsi molto spesso, potenzialmente sempre, nella vita di ciascuno. In parole povere: è più semplice proiettare su un pezzo pop numerosi significati personali – il proprio mondo interiore – così da renderlo irrimediabilmente proprio, anziché su una canzone di Natale, la quale ha un significato ben specifico, collettivo, comune. Che va al di là del singolo. Bono avrà cantato quel pezzo centinaia di volte e milioni di persone l’avranno ascoltato più e più volte nel corso della loro vita; nonostante ciò, quando ci approcciamo ad esso, ciò che cerchiamo è un legame intimo, diretto solo e soltanto a noi che lo ascoltiamo. Vogliamo che il pezzo parli a noi e di noi, che custodisca i nostri segreti, che ce ne sveli di nuovi, che ci faccia sentire liberi di piangere, esaltarci, disperarci, impazzire.

Con Jingle Bells e altri classici natalizi non sembra funzionare allo stesso modo. Tutto si fa collettivo. Il legame è più ampio, va al di là di noi stessi. Non si riesce a proiettare su quel brano il nostro significato, perché un significato ce l’ha già, ed è uguale per tutti coloro che condividono quel significato.
Proprio questo aspetto può essere interessante per un musicista, perché può costituire una sfida per tastare i limiti della musica “di Natale”, nonché della propria visione artistica e musicale. Come poter estrapolare una musica da un particolare contesto – in questo caso il Natale – e cercare di dargli un nuovo o ulteriore significato? Bisogna fare attenzione, perché non si tratterebbe di prendere un classico natalizio e rifarlo in un certo genere, jazz, rock, blues, rap che sia. Il mercato è saturo di queste operazioni commerciali – alcune riuscite, altre simpatiche, molte al limite del kitsch – che dal 26 dicembre suonano già superate e scontate.

Si tratta di fare come hanno fatto i Low con il loro ep dal semplice titolo Christmas. Il nome non è tanto indicativo del contenuto – si, ci sono tre pezzi natalizi, tra cui due classici – ma più che altro di un’atmosfera, di un tono, di un ben preciso approccio alla materia natalizia. Operazioni come questa dei Low sono davvero molto rare in quest’ambito, perché il gruppo statunitense è riuscito ad andare oltre alla semplice rivisitazione in chiave natalizia, evitando di cadere in espedienti facili e banali. Qui non solo la materia, ma anche la forma è completamente farina del sacco dei Low; si potrebbe dire che il Natale è usato come pretesto per comporre e reinterpretare pezzi che non avrebbero problemi a figurare nel resto della discografia del gruppo di Alan Sparhawk e Mimi Parker.
La magia di questo ep è quella di sapersi porre a metà strada fra quei due ambiti precedentemente menzionati, quello soggettivo del pop e quello generale del Natale. Con estrema intelligenza musicale, i Low estraggono la materia natalizia da quel peculiare contesto e la rimodellano al proprio stile: il risultato viaggia su due binari paralleli, intimo e collettivo, interiore ed esteriore, ampio e particolare, aperto e chiuso.
Canzoni per piccole chiese sommerse dalla neve (Little Drummer Boy); per occhi che scrutano (invano?) cieli bui (Long Way Around The Sea); piccoli quadretti sbiaditi di vecchie feste non ancora dimenticate (Just Like Christmas). Dolci e rassegnate ninna nanne per un’umanità che ha ormai scordato il perdono e la speranza – If you were born today/We’d kill you by age eight recita If You Were Born Today (Song for Little Baby Jesus), ed è anche da queste cose che si intuisce l’estrema necessità di un lavoro come questo.
Un pezzo come Silent Night diviene all’improvviso una vera e propria canzone dei Low, e non semplicemente l’ennesima rilettura di un classico; allo stesso tempo, però, non viene negato l’aspetto spirituale che un pezzo come questo si porta dietro, e proprio in virtù dell’arrangiamento scarno e viscerale – i fragili intrecci delle due voci di Sparhawk e della Parker accompagnati solo da una chitarra – esso viene messo ancora più in risalto. Voci che cadono lentamente e silenziosamente dal cielo come fiocchi di neve, che palpitano come braci sotto la cenere nel camino, mentre il silenzio della notte parla ad ogni singolo uomo, credente o meno.

Perché è il mistero che si rinnova, e di questo tutti ne abbiamo bisogno.

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